venerdì 1 agosto 2008

ALLARME ROSSO: vogliono distruggere la scuola pubblica

ALLARME ROSSO

Vogliono distruggere definitivamente la scuola pubblica:

dai diversi appelli è tempo di far scaturire una forte mobilitazione unitaria

 http://www.soscuola.com/dblog/

 

Il ddl Aprea, i decreti Brunetta e Tremonti, le proposte della neo ministra Gelmini mirano a portare il colpo di grazia alla scuola pubblica nazionale come prevista dalla nostra costituzione. I tagli continui agli investimenti nella formazione che si sono succeduti costantemente negli ultimi vent’anni hanno creato le premesse per la “soluzione finale”: la distruzione della scuola pubblica statale, gratuita, uguale sul territorio nazionale, tesa a elevare il livello culturale di tutte le persone.

 

Credo però che non basti più gridare al lupo al lupo. Da troppi anni stiamo in “emergenza” con provvedimenti e riforme che si sovrappongono in un apparente contraddittorio caos istituzionale.

Autonomia e atteggiamenti prescrittivi; aumento degli alunni nelle classi, tagli sul sostegno e sulle compresenze ma istituzione dei corsi di recupero; fine dei programmi nazionali e prova Invalsi standardizzata nazionalmente in terza media; e potremmo continuare.


Dobbiamo cercare di tirar fuori l’acqua ed unificare le isole dell’arcipelago. In realtà quello che sta accadendo in Italia sta contestualmente verificandosi in tutti i paesi economicamente “sviluppati”. Le esigenze della globalizzazione impongono di racimolare tutte le risorse per impiegarle in settori immediatamente e “direttamente” produttivi. In questa logica miope un “investimento sul futuro” poco interessa ai vari governi e la scuola appare come un insopportabile aggravio economico a cui non ci si può sottrarre forse esclusivamente in virtù delle esigenze lavorative dei genitori. In buona sostanza la scuola deve “intrattenere”: alla formazione pensano i grandi mezzi di comunicazione di massa. Inoltre alla “nuova economia” sono sufficienti pochi “meritevoli”; la restante parte della popolazione scolastica deve sognare calciatori e veline ed adeguarsi successivamente ad una vita precaria.


Il mondo della scuola deve perciò fare un salto di consapevolezza. Il “lavoro” educativo di docenti e genitori è in totale rotta di collisione con il modello sociale dominante. La scuola è oggi realmente, e per fortuna, fuori dalle mode e perciò percepita come inutile. Dobbiamo per questo continuare a mortificarci, a sentirci inadeguati, ad aggiornarci? Credo di no, credo appunto che dobbiamo fare un salto di consapevolezza, rivendicare a chiare lettere che il nostro lavoro di educatori è incompatibile con l’esistente: educhiamo all’accettazione delle diversità mentre si dà la caccia allo zingaro; invitiamo bambini, studenti e figli ad applicarsi, a studiare, a riflettere mentre i guadagni facili vengono prospettati come modello di esistenza; educhiamo al rispetto della convivenza, all’accettazione dell’errore e della possibilità di un suo superamento mentre assistiamo alla esaltazione dell’individualismo che può piegare al suo volere le stesse leggi vigenti; “premiamo” il merito incoraggiando ciascuno a migliorare le proprie abilità e conoscenze mentre ci ripropongono lo stantio concetto di merito come pura rassicurazione fotografica dell'esistente pungolando con questo la frustrazione di alcuni docenti che, riproponendosi in qualità di giudici, legittimano paradossalmente in tal modo la propria inutilità.

 

I sepolcri imbiancati vanno smascherati: non sono i nostri valori e comportamenti ad essere inadeguati al modello sociale: è il modello sociale che tende verso la barbarie e pretenderebbe di ridurre la scuola esclusivamente ad un parcheggio con relative zone di controllo della crescita magari con pillole per i disturbatori, bocciature per i somari ecc; la stessa logica repressiva che prima emargina e poi colpisce l’emarginato, che prima crea il bullismo, lo feticizza su you tube e poi lo “cura” con assistenti sociali, psicologi, ecc.


Gli inviti a “resistere” che in questi giorni stanno partendo da più parti (precari, comitati genitori, piccoli comuni, ecc) vanno coordinati insieme ai molteplici siti in cui compaiono appelli in difesa della scuola pubblica: a settembre è necessario arrivare a indire assemblee cittadine partecipate con piattaforme unitarie; il manifesto dei precari liguri può rappresentare un buon punto di partenza. Successivamente andrà convocata una Assemblea Nazionale delle scuole che sappia organizzare una mobilitazione diffusa in difesa della scuola pubblica. Da parte nostra il sito è a completa disposizione.

 

Mario Sanguinetti di SOScuola.

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