venerdì 22 agosto 2008

appello in difesa della scuola

Appello alla mobilitazione contro la privatizzazione della Scuola Pubblica
in difesa della libertà d'insegnamento e dei diritti dei lavoratori

Lo stato d'animo dei lavoratori della Scuola oscilla dallo sconforto alla rabbia nel rilevare la persistente inadeguatezza del sindacato e delle opposizioni nel contrastare il processo di privatizzazione dei beni comuni in generale e dell’istruzione in particolare, come se non esistesse da parte di tali soggetti la consapevolezza che ci si stia avviando precipitosamente ad un punto di non ritorno, ragion per cui occorre ora e subito senza alcun indugio  una massiccia mobilitazione per contrastare un attacco senza precedenti ai principi della Costituzione, ai diritti dei lavoratori e al loro salario e all’etica stessa della convivenza civile.

 

Il mondo della Scuola è molto preoccupato dalle nuove norme che ridisegnano il sistema dell’istruzione, già peraltro dissestato dai provvedimenti che si sono susseguiti negli ultimi tre lustri, le quali rappresentano il grimaldello per scardinare in via definitiva ciò che resta della Scuola Pubblica: si inquadrano infatti  in una strategia più ampia di demolizione di tutte le strutture pubbliche e di disintegrazione dei diritti di chi vi lavora al fine di velocizzare il trasferimento di servizi e funzioni pubbliche ai privati. La riduzione del personale che interessa tutto il pubblico impiego e riguarda la Scuola nella misura di 100.000 docenti e 43.000 del personale ATA  e la chiusura di più di 2000 istituti nei piccoli comuni determinerà il collasso di un sistema fiaccato peraltro dall'enorme riduzione dei finanziamenti (circa 8 miliardi di euro entro il 2012). Infatti, come in altri settori, il governo è deciso ad imporre alla Scuola con la forza le sue scelte, con una prova “muscolare” esternata mediante l’interessamento allo stesso disegno di ben tre Ministeri: MIUR, P.A. e MEF, con il cosiddetto “commissariamento” economico del Ministro Gelmini e con l’introduzione di regole neo-autoritarie che pretendono di coprire il vuoto creato con la riduzione della Scuola ad un involucro pressoché vuoto da dare in pasto all’iniziativa privata.

 

Premesso che per poter ricostruire in Italia una Scuola Pubblica che sia sanata dai guasti di questi anni, è necessario abrogare le leggi Moratti, alle quali  si riferiscono i pessimi interventi legislativi di questo governo, riteniamo indispensabile:

 

• Il ritiro del DDL n. 953/2008  Aprea, proposta di legge anticostituzionale che porterebbe a compimento la completa distruzione della Scuola dello Stato, visto tra l’altro che ogni singolo istituto avrebbe un’organizzazione di tipo aziendale, mentre gli insegnanti perderebbero totalmente la loro funzione, in quanto privi di libertà reale di insegnamento.

• Il ritiro del DDL Gelmini, presentato il 1 agosto 2008, che tra l’altro introduce, in linea con il disegno di legge Aprea, l’assunzione diretta del personale a tempo determinato con nomina biennale da parte dei dirigenti scolastici.

• L’eliminazione di tutte quelle norme, presenti in leggi e decreti vari, come il DL n. 112/2008, il DL n. 93/2008 e il DL n. 97/2008,  che stravolgono la Scuola, ne deregolamentano il lavoro e le tolgono la possibilità di svolgere quel ruolo che le prescrive il testo Costituzionale, prevedendo tra l’altro tagli su tagli, incremento del rapporto alunni-docenti, accorpamento di scuole e di classi di concorso (flessibilità), diminuzione del tempo scuola, “rimodulazione dell’organizzazione didattica nella primaria” (maestro unico?). La logica di tutto si riassume nel disegno di far cassa distruggendo la Scuola e svendendola ai privati.



Pertanto le nostre rivendicazioni riguardano i seguenti punti:


  • La difesa del carattere statale della Scuola di tutte e di tutti, in modo che venga garantita l’esistenza delle scuole private, ma senza oneri per lo Stato, come prevede la Costituzione.
  • L’opposizione al disegno di aziendalizzazione  della Scuola e dell’ingresso dei privati nella gestione degli istituti.
  • La difesa dello stato giuridico professionale degli insegnanti e il rifiuto di ogni meccanismo di carriera pseudo-meritocratica, come quello previsto nel disegno di legge  Aprea, con concorsi e livelli di carriera, che romperebbero i rapporti esistenti nella Scuola ancora prevalentemente solidaristici, propri di un ambiente educativo, e instaurerebbero inadatti rapporti concorrenziali tipici delle aziende. 
  • La difesa della libertà di insegnamento, baluardo costituzionale  della laicità e della democrazia. 
  • La  salvaguardia del contratto nazionale e il contemporaneo rifiuto della possibilità di assunzione da parte dei dirigenti scolastici, perché  l’insegnante, nella sua libertà garantita dallo Stato democratico, non può dipendere della singola scuola ma dal sistema complessivo della pubblica istruzione.
  • L’assunzione di tutti i precari e il superamento del precariato, che colpisce il lavoratore come persona e non permette alla Scuola di funzionare con continuità garantendo l’attuazione dei progetti didattici e la crescita dei rapporti interpersonali allievi-insegnanti.
  • Il rifiuto di una deriva regionalistica dell’istruzione, quale emerge dalle strampalate proposte della Lega, che vorrebbe affidare le cattedre ai docenti autoctoni.
  • La difesa dei diritti e delle tutele dei lavoratori della Scuola e, il rigetto di tutte quelle norme vessatorie, come quelle su permessi e malattie, volti a creare un clima denigratorio nei loro confronti. Essi devono poter svolgere il proprio ruolo con il rispetto di cui hanno diritto e senza preoccupazioni estranee al delicato lavoro che hanno il compito di svolgere. 
  • L’opposizione ai tagli di cattedre e di finanziamenti che rendono impossibile insegnare, perché in classi sovraffollate e senza finanziamenti viene reso vano ogni progetto didattico e reso impossibile l’apprendimento e la crescita educativa. Non c’è qualità senza i mezzi per fare buona scuola e questa, in nome del risparmio a senso unico, non può essere ridotta ad una caserma con docenti “militarizzati” e ridotti a “fustigatori” dei propri alunni.
  • La difesa del tempo scuola, normale, pieno e prolungato con doppi insegnanti, perché l’apprendimento avviene solo con i tempi distesi e vanno rispettati i processi cognitivi di tutte e tutti.
  • La difesa dell’obbligo scolastico e il rifiuto del doppio canale morattiano, che reintroduce l’incivile  divisione tra scuola vera e scuola per famiglie svantaggiate. 
  • La salvaguardia dell’insegnamento di sostegno e del diritto all’istruzione per tutti, senza discriminazioni etniche e linguistiche e quindi difesa dell’insegnamento di sostegno in classe e per tutte le ore necessarie e garanzia dell’ausilio didattico dei mediatori linguistico-culturali per assicurare il diritto allo studio degli alunni stranieri.

 

Consapevoli che per evitare il baratro e rompere lo stato di assedio che vede alleati governo, poteri forti e mezzi di informazione  occorre una risposta immediata, determinata  e sinergica di tutti, ci rivolgiamo  a quanti sentono l’importanza del ruolo svolto nella società dalla Scuola dello Stato e, in particolare, a tutte quelle persone, quei movimenti, quei soggetti politici, sindacali e associativi che in questi giorni hanno già elevato la loro protesta o comunque in passato hanno lottato contro lo sfascio prodotto dagli scorsi governi per iniziare  a far sentire la nostra voce di protesta.

 

Inoltre facciamo appello a tutti i comitati presenti nel paese già in parte organizzati in una rete di mutuo soccorso, visto che ci troviamo di fronte ad un attacco a mitraglia da parte di questo “regime” contro i beni comuni essenziali per la vita civile; infatti, il disegno che colpisce la Scuola è un’articolazione di quello complessivo di stampo autoritario che distrugge l’ambiente e uccide nei territori i cittadini per mancanza di tutele, che militarizza le città, perseguitando gli immigrati, i rom e le persone in genere attraverso ridicole proibizioni, che salva coloro che commettono reati mentre permette la strage di operai uccisi per mancanza di sicurezza e li massacra con una deregolamentazione selvaggia dei rapporti di lavoro.

 

Crediamo che solo lottando tutti insieme per il bene di tutti possiamo vincere questa battaglia di civiltà e per questo chiediamo di iniziare con il segnale di una firma di tutti a questo appello!


Il Forum Insegnanti

 

PER ADERIRE ALL'APPELLO


>   scarica il modulo per la raccolta delle sottoscrizioni da compilare, digitalizzare con lo scanner e spedire via email all’indirizzo: info@foruminsegnanti.it


> Oppure aggiungi semplicemente la tua firma on line: 

 http://www.foruminsegnanti.it/appello2008/


sabato 2 agosto 2008

la distruzione della scuola della repubblica!

Tremonti taglia la scuola Gelmini: sì ai grembiuli di moda


di Maristella Iervasi - L'Unità


L'Unità - sabato 2 agosto 2008 - pag. 6

Aumenta il numero di studenti per scuola: minimo 500. Si accorpano e si cancellano gli istituti, penalizzando i piccoli Comuni. Torna il 7 in condotta. Parte il sostegno ai ragazzi disabili, Ci saranno 150mila docenti e non docenti in meno.


Tremonti taglia la scuola Gelmini: sì ai grembiuli di moda

di Maristella Iervasi / Roma

Scuola massacrata. 8 miliardi di tagli all’istruzione. 150 mila posti in meno tra docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Nei prossimi tre anni scuole a rischio nei piccoli comuni, soprattutto collinari e montuosi e istituti accorpati. È l’effetto della scure della Finanziaria (art. 64 della manovra). Nessuna protesta contro Tremonti da parte del ministro Maria Stella Gelmini. Che anzi annuncia, con enfasi, il suo primo disegno di legge: voto in condotta e una «divisa» per tutti gli studenti, visto che «ci sono case di moda interessate». Tagliente il commento di Enrico Panini, segretario generale Flc-Cgil: «I provvedimenti della Gelmini sono poco meno di un’aspirina a fronte dei 16mila miliardi di lire in meno per la scuola e l’Università svenduta ai privati».

La scure della Finanziaria All’articolo 64 della manovra prevede un piano di riduzione della spesa pari a 7 miliardi e 832 milioni di euro entro il 2012 (456 milioni nel 2009; 1.650 miliardi nel 2010; 2 mld e mezzo nel 2011 e 3,1 mild nel 2012) e di tagli indiscriminati agli organici del personale di ben 87mila posti di docente e di 43mila posti di operatori Ata. Enrico Panini, segretario generale Flc-Cgil: «Secondo i nostri conteggi la platea complessiva dei tagli è più alta e rigurderà 150mila persone: circa 100mila docenti e 47mila Ata). Mercoledì prossimo è previsto un incontro della Gelmini con i sindacati del settore, «ma difficilmente - sottolinea Panini - sapremo in quella sede come il ministro intende dare attuazione al decreto. Con l’inizio dell’anno scolastico si aprirà quindi un conflitto contro la manovra che intende chiudere centinaia e centinaia di classi nel nostro paese». Il problema infatti non è di poco conto. Il governo ha scelto di operare un taglio secco sulla scuola di 16 miliardi delle vecchie lire e a pagarne le spese saranno soprattutto le scuole dei piccoli comuni, con mille disagi per gli studenti e le loro famiglie che vivono in collina o in zone montuose. Uno dei primi interventi sarà quello di aumentare il numero minimo di studenti, attualmente fissato in 500. Di conseguenze, scuole accorpate a rotta di collo. Si interverrà anche sul numero minimo per formare una classe (in barba magari alle deroghe per le zone disagiate) e quindi intere classi o sezioni scompariranno. Insomma, ci saranno meno scuole autonome e più aggregate. E già fioccano le proteste. Il Piemonte, con l’assessore regionale Gianna Pentenero, lamenta il «disinteresse» della Gelmini: «Solo nel capoluogo torinese saranno circa 2000 gli addetti che rimarranno senza occupazione: 208 docenti in meno nella scuola dell’infanzia; 871 alla primaria; 482 alle medie e 588 alle superiori». Oltre al taglio al personale Ata e di sostegno ai disabili stimato in 1460. Preoccupata anche la Toscana: «Si rischia una vera emergenza in più della metà dei comuni sotto i 5mila abitanti: 141 su 287», sottolinea Nicola Danti, consigliere regionale del Pd. E così anche la Sicilia, che ha subito presentato un’interrogazione: «La Sicilia paga il maggior tributo di cattedre: 2551 tra insegnanti e personale Ata».

Voto in condotta Sui banchi tornano le «valutazioni comportamentali», l’ex 7 in condotta abolito nel 1988 dal ministro Luigi Berlinguer. Chi si comporta male o commette episodi di bullismo rischia la bocciatura, a prescindere dal brillante curriculum di studi. Il comportamento degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, verrà valutato dal consiglio di classe: concorrerà alla valutazione complessiva e potrà determinare, se insufficiente, la non ammissione all’anno successivo. Ai fini dell’ammissione all’esame di Stato, è prevista la riduzione fino ad un massimo di 5 punti di credito scolastico. «Ai miei tempi si andava dietro la lavagna», ha detto Silvio Berlusconi in conferenza stampa a Napoli dopo l’approvazione del Ddl. «La realtà del nostro sistema scolastico non induce proprio al sorriso», ha commentato Maria Pia Garavaglia, ministro ombra dell’istruzione.

Nuova materia Dal prossimo anno nella scuole secondarie sarà introdotta la disciplina: Cittadinanza e Costituzione, 33 le ore annuali di insegnamento.

Continuità didattica Lasciato alle singole scuole il reclutamento dei supplenti annuali.

Card per studenti Nasce «Io studio» per gli studenti delle superiori e, in futuro, dell’Università. Verrà distribuita a 2,5 milioni di ragazze e ragazzi. 


venerdì 1 agosto 2008

ALLARME ROSSO: vogliono distruggere la scuola pubblica

ALLARME ROSSO

Vogliono distruggere definitivamente la scuola pubblica:

dai diversi appelli è tempo di far scaturire una forte mobilitazione unitaria

 http://www.soscuola.com/dblog/

 

Il ddl Aprea, i decreti Brunetta e Tremonti, le proposte della neo ministra Gelmini mirano a portare il colpo di grazia alla scuola pubblica nazionale come prevista dalla nostra costituzione. I tagli continui agli investimenti nella formazione che si sono succeduti costantemente negli ultimi vent’anni hanno creato le premesse per la “soluzione finale”: la distruzione della scuola pubblica statale, gratuita, uguale sul territorio nazionale, tesa a elevare il livello culturale di tutte le persone.

 

Credo però che non basti più gridare al lupo al lupo. Da troppi anni stiamo in “emergenza” con provvedimenti e riforme che si sovrappongono in un apparente contraddittorio caos istituzionale.

Autonomia e atteggiamenti prescrittivi; aumento degli alunni nelle classi, tagli sul sostegno e sulle compresenze ma istituzione dei corsi di recupero; fine dei programmi nazionali e prova Invalsi standardizzata nazionalmente in terza media; e potremmo continuare.


Dobbiamo cercare di tirar fuori l’acqua ed unificare le isole dell’arcipelago. In realtà quello che sta accadendo in Italia sta contestualmente verificandosi in tutti i paesi economicamente “sviluppati”. Le esigenze della globalizzazione impongono di racimolare tutte le risorse per impiegarle in settori immediatamente e “direttamente” produttivi. In questa logica miope un “investimento sul futuro” poco interessa ai vari governi e la scuola appare come un insopportabile aggravio economico a cui non ci si può sottrarre forse esclusivamente in virtù delle esigenze lavorative dei genitori. In buona sostanza la scuola deve “intrattenere”: alla formazione pensano i grandi mezzi di comunicazione di massa. Inoltre alla “nuova economia” sono sufficienti pochi “meritevoli”; la restante parte della popolazione scolastica deve sognare calciatori e veline ed adeguarsi successivamente ad una vita precaria.


Il mondo della scuola deve perciò fare un salto di consapevolezza. Il “lavoro” educativo di docenti e genitori è in totale rotta di collisione con il modello sociale dominante. La scuola è oggi realmente, e per fortuna, fuori dalle mode e perciò percepita come inutile. Dobbiamo per questo continuare a mortificarci, a sentirci inadeguati, ad aggiornarci? Credo di no, credo appunto che dobbiamo fare un salto di consapevolezza, rivendicare a chiare lettere che il nostro lavoro di educatori è incompatibile con l’esistente: educhiamo all’accettazione delle diversità mentre si dà la caccia allo zingaro; invitiamo bambini, studenti e figli ad applicarsi, a studiare, a riflettere mentre i guadagni facili vengono prospettati come modello di esistenza; educhiamo al rispetto della convivenza, all’accettazione dell’errore e della possibilità di un suo superamento mentre assistiamo alla esaltazione dell’individualismo che può piegare al suo volere le stesse leggi vigenti; “premiamo” il merito incoraggiando ciascuno a migliorare le proprie abilità e conoscenze mentre ci ripropongono lo stantio concetto di merito come pura rassicurazione fotografica dell'esistente pungolando con questo la frustrazione di alcuni docenti che, riproponendosi in qualità di giudici, legittimano paradossalmente in tal modo la propria inutilità.

 

I sepolcri imbiancati vanno smascherati: non sono i nostri valori e comportamenti ad essere inadeguati al modello sociale: è il modello sociale che tende verso la barbarie e pretenderebbe di ridurre la scuola esclusivamente ad un parcheggio con relative zone di controllo della crescita magari con pillole per i disturbatori, bocciature per i somari ecc; la stessa logica repressiva che prima emargina e poi colpisce l’emarginato, che prima crea il bullismo, lo feticizza su you tube e poi lo “cura” con assistenti sociali, psicologi, ecc.


Gli inviti a “resistere” che in questi giorni stanno partendo da più parti (precari, comitati genitori, piccoli comuni, ecc) vanno coordinati insieme ai molteplici siti in cui compaiono appelli in difesa della scuola pubblica: a settembre è necessario arrivare a indire assemblee cittadine partecipate con piattaforme unitarie; il manifesto dei precari liguri può rappresentare un buon punto di partenza. Successivamente andrà convocata una Assemblea Nazionale delle scuole che sappia organizzare una mobilitazione diffusa in difesa della scuola pubblica. Da parte nostra il sito è a completa disposizione.

 

Mario Sanguinetti di SOScuola.