lunedì 20 dicembre 2010

Merito a scuola e Confindustria





Ogni operazione di valutazione, che per sua natura è fondante di una norma (nel duplice significato giuridico-filosofico e geometrico-politico), per non essere mistificatoria e quindi inerentemente mendace e regressiva dovrebbe esplicitare quale sia il sistema di valori a cui fa riferimento, così come dovrebbe esplicitare la classe di oggetti a cui viene applicata.
L’annuncio del Ministro Gelmini di voler procedere alla sperimentazione in alcune provincie di procedure di valutazione delle scuole e di premialità dei docenti “migliori” ricade a nostro giudizio proprio in questa categoria, delle operazioni politiche dal significato ambiguo e pertanto “pericoloso”, poiché, ricordando il Kant della Pace perpetua, tutto ciò che non può essere dichiarato pubblicamente è eticamente ingiusto.
Il fatto poi che questi progetti siano stati elaborati dalla Fondazioni, Agnelli, San Paolo e Treelle e che i risultati verranno monitorati da un Comitato tecnico scientifico nel quale la presenza di esponenti della Confindustria e del pensiero aziendalista è rilevante (Barzanò Giovanna, Biondi Giovanni, Bottani Norberto, Cappello Giancarlo, Cosentino Giuseppe, Gallegati Paola, Gavosto Andrea, Gentili Claudio, Ichino Andrea, Israel Giorgio, Oliva Attilio, Poggi Annamaria, Ribolzi Luisa, Zen Giovanni), svela la pericolosità dell’operazione.
Il primo progetto si propone di valutare le scuole medie delle provincie di Pisa e Siracusa in base ai risultati dei test Invalsi ed è stato elaborato dalla Fondazione Agnelli. Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro). L’uso dei test Invalsi che sono strumenti di valutazione di competenze specifiche Induce a pensare che non si intenda sostenere il compito fondamentale della nostra scuola come Istituzione che primariamente ha il compito di formare il cittadino. Non si valutano le conoscenze storiche, non si considera l’impegno civico di scuole e studenti, non si contestualizzano i risultati rispetto all’ambiente in cui operano le singole scuole. Si terrà conto nel valutare i risultati solo dei risultati medi o anche della variabilità, ovvero dell’impegno della scuola per ridurre le differenze tra gli studenti ?
Per finire nulla si propone per quelle scuole che evidenziassero difficoltà di apprendimento degli alunni: se si attribuiscono risorse aggiuntive agli istituti che presentano le performances migliori, le differenze nei risultati degli alunni degli uni e degli altri aumenteranno. Ciò acuirà ancora di più uno dei problemi del nostro sistema scolastico; secondo la ricerca PISA la gran parte della variabilità nei risultati è dovuta nel nostro paese alle differenze tra le scuole e non dentro le scuole.
Il secondo progetto, che è stato elaborato dalle Fondazioni San Paolo e Treelle, si propone di premiare i docenti migliori attraverso nuclei di scuola composti dal dirigente e due docenti, con il presidente di Consiglio di Istituto come osservatore. La sperimentazione riguarderà tutte le scuole di Torino e Napoli. La valutazione farà riferimento al curriculum e a risultati di indagini riguardanti l’apprezzamento dei docenti da parte dei genitori e degli studenti attraverso indicatori.
Da una parte questo non è altro che la riproposizione del vecchio concorso per “merito distinto” strumento superato 40 anni fa per volontà degli insegnanti. Inoltre la valutazione da parte del Dirigente e di due docenti interni alla scuola, per non parlare della ridicolaggine della presenza del Presidente del Consiglio di istituto, rende assolutamente non oggettiva tale azione e soggetta a rischi di differenze eclatanti fra una scuola e l’altra. Dall’altra la previsione di indagini per rilevare
l’apprezzamento da parte di genitori e studenti costituisce innanzitutto un pesante attacco alla libertà di insegnamento posta a fondamento della nostra scuola dall’art. 33 c. 1 della Costituzione, e rischia di amplificare esageratamente il peso della componente empatica nel comportamento degli insegnanti.
In sintesi da un lato l’azione della scuola viene ricondotta esclusivamente all’adeguamento ad una norma che è rappresentata dai test Invalsi, dall’altro la valutazione della professionalità degli insegnanti si appoggia pesantemente sul “gradimento” da parte dei genitori e degli studenti. Il punteggio nei test Invalsi diventa quindi qualcosa che assomiglia ad un “prezzo” per dare un valore ad un oggetto, “l’educazione”, che è fuori dal mercato, mentre la “customer satisfaction” degli utenti tende ad una omologazione dell’educazione repubblicana ad un qualsiasi prodotto o servizio realizzato su base commerciale.
Il feticismo del mercato, nessuna considerazione critica del suo fallimento testimoniato dall’attuale crisi mondiale, informa quindi, ancora una volta, i progetti del governo Berlusconi e del ministro Gelmini, ed è immediatamente simbolizzato dall’uso di incentivi di tipo monetario, come se questi fossero l’unico strumento capace di suscitare l’energia e la motivazione degli insegnanti.

Bruno Moretto, Giorgio Tassinari, Comitato bolognese Scuola e Costituzione
http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/coscost/

mercoledì 15 dicembre 2010

ROMA - Il commento di Sofia Sabatino, Rete degli Studenti, sugli scontri


Sofia Sabatino, portavoce della Rete degli studenti. Ma che cosa è successo  nella città ? Come avete visto voi, che da giorni, settimane e mesi protestate civilmente nelle strade di tutta Italia ed anche a Roma ,questa giornata che, dobbiamo dirlo, è stata drammatica
.

“Quello che ci teniamo a dire è che le mobilitazioni oggi non ci sono state solo a Roma, ma anche in moltissime città d’Italia, dove sono state delle mobilitazioni pacifiche, senza nessun inconveniente. A Roma la situazione era invece molto tesa fin dall’inizio del corteo, perché  la città era stata blindata. Non è stato permesso agli studenti di accedere alle parti centrali della città, dove tutti volevamo andare perché è lì che c’è il simbolo del potere, ed e dove volevamo manifestare il nostro dissenso a questo governo. Questo però non c’è stato permesso, e poi si sono verificati gli atti che si sono verificati. Ci teniamo ovviamente a dire che questa è una parte del movimento che è stata estranea al movimento fino ad oggi. È stata (sempre) tenuta fuori da un movimento pacifico di studenti e studentesse, che si è mobilitato dal primo giorno di scuola e che occupa ormai da tre mesi scuole ed università; che fa continuamente e pubblicamente cortei e manifestazioni pacifiche. Per altro, nel momento in cui si sono verificati questi scontri a Roma, una sostanziosa parte della manifestazione, quasi tutta – appunto – la massa degli studenti, si è spostata da Piazza del Popolo e si è avviati in corteo pacifico verso la sapienza, dove appunto ora siamo a fare una grande assemblea. Per cui, seppure sicuramente c’è stata una grande attenzione mediatica su quello che è successo ( e questo è anche normale), è anche vero che non bisogna assolutamente fraintendere il messaggio che noi volevamo mandare, e che in questi mesi abbiamo mandato a questo Governo (soprattutto al Ministro Gelmini). Non scordiamoci che oggi noi siamo scesi in piazza per sfiduciare questo Governo perché a sbagliato tutto sugli studenti; perché in questo momento c’è in discussione, e sarà calendarizzato al Senato il Ddl Gelmini, che distrugge l’università pubblica. Noi non potevamo non mobilitarci in una giornata importante come oggi. È ovvio però che, essendo un momento particolare, in piazza non c’erano solo gli studenti, per cui non è (nemmeno giusto) che tutte le colpe possano essere addossate al nostro movimento”.


Tra i tanti avversari, tra i tanti interlocutori negativi del vostro movimento, in qualche misura, da oggi potrebbe essercene uno  - tu dici esterno, e sono d’accordo – ma che comunque si aggiunge lo stesso: l’infiltrazione violenta.

“Certo, ma questo c’è sempre stato nei movimenti. È ovvio che nel momento in cui si alza lo scontro ci sia quella frangia di movimento – che tentiamo d’isolare - che poi si alza e prende il sopravvento. Non è una cosa nuova. Ci siamo spesso interrogati sulle formule migliori per portare in piazza il nostro intento pacifico. È ovvio che sia così, com’è vero anche che sono tre mesi che noi facciamo delle mobilitazioni e quello che è successo oggi non è mai successo prima, per cui  io non stigmatizzerei neanche la giornata. Non credo che sia quello il contenuto di questa giornata, deve essere un altro. Nemici del movimento? Direi di no, visto che col movimento questa frangia di persone non c’entrano proprio nulla. Non fanno neanche parte delle nostre scuole o delle nostre università, e quindi è difficile che siano scesi in piazza assieme a noi”.
(da Articolo 21, intervista di Alberto Baldazzi) 
da http://www.articolo21.org/2252/notizia/nei-tg-i-riflessi-di-una-pessima-giornata-dentro.html