domenica 22 giugno 2008
Meno insegnanti, sarà la scuola dell’ignoranza
di Marina Boscaino - L'Unità
L'Unità - domenica 22 giugno 2008 - pag. 9
Ai 47mila tagli previsi dalla Finanziaria 2007 se ne sono andati ad aggiungere altri 100mila
Una catastrofe in termini quantitativi, che inciderà direttamente sulla qualità dell'offerta
Panini, Cgil: «E' evidente che i risultati di queste decisioni disastrose saranno pagati dal Paese»
Lo scambio sarebbe sull'aumento degli stipendi. Promessa che la Gelmini non potrà mantenere
Volontà politica e affermazioni pubbliche non sempre coincidono. Il disegno di legge finanziaria e il decreto legge collegato (approvati mercoledì dal Consiglio dei Ministri in 9 minuti) potrebbero portare nella scuola conseguenze certamente non compatibili con le dichiarazioni "programmatiche" del ministro Gelmini. Ai 47 mila tagli previsti dalla Finanziaria del 2007 se ne sono andati ad aggiungere altri 100 mila, tra insegnanti e personale Ata, di cui il 70% tra i docenti. A cominciare dall’anno 2009/2010 e nei tre successivi, dunque entro il 2012, tanti saranno i posti azzerati nella scuola italiana. Il risparmio per le casse dello Stato sarà pari a 7,832 miliardi di euro.
Le promesse mancate
Una catastrofe in termini quantitativi, che inciderà direttamente sulla qualità dell’offerta della nostra scuola, già penalizzata da anni bui di controriforme. Il dato confortante - l’unico forse - è la crescente sensibilità di una parte della stampa ai problemi dell’istruzione: ne fa fede, ad esempio, l’aumento della pubblicazione di lettere da parte di quotidiani e settimanali che lasciano spazio alla voce della scuola. Al di là dei propositi della Gelmini, ribaditi nel suo intervento alla Camera, di potenziare la scuola, si operano tagli, anche pesantissimi, in un settore che arranca da vari punti di vista; che vanno a minare, assieme a provvedimenti di analoga gravità in altri ambiti, il Welfare nel nostro Paese: un dato estremamente sintomatico. E pensare che sulla scuola il centro destra - come nei più abusati rituali delle campagne elettorali italiane, dove è abitudine dipingere il migliore dei mondi possibili - aveva affermato di voler investire.
Insegnanti e fannulloni
Il settore dell’istruzione, come tutti, soffre di alcuni sprechi: ma il taglio sul personale docente, che rappresenta la principale risorsa sulla quale puntare - attraverso una riqualificazione professionale, culturale, sociale, professionale - per migliorare la scuola, rappresenta un vero e proprio disinvestimento "programmatico", una sorta di nero su bianco nella dequalificazione dell’intero settore. Sugli insegnanti, al contrario, sarebbe opportuno spendere risorse. E non solo adeguando gli stipendi ai parametri Ocse - la "carota" sventolata negli ultimi giorni, un obiettivo per il quale è bene si sappia che il provvedimento prevede di investire solo il 30% dei risparmi e a partire dal 2010-11. E’ evidente che la campagna contro i fannulloni e le dichiarazioni relative a fantomatici impegni sul fronte dell’aumento salariale non possono basarsi su interventi "riparatori"; ma su un serio piano di investimenti che potenzi le strutture e valorizzi il personale: anche attraverso una prima formazione e una formazione in itinere adeguate all’ effettiva necessità culturale di rivedere il come e il cosa insegnare, di studiare la relazione educativa, di restituire a questa funzione una dignità perduta. Il fatto che una parte del mondo della scuola (disposta a mortificare la propria funzione e il proprio mandato), l’amministrazione e la politica abbiano storicamente accettato il tacito patto di giustificare i salari bassi con prestazioni di livello mediocre spiana la strada alle incursioni di Brunetta e al dileggio di una cospicua parte di quel giornalismo che da anni pontifica sui fannulloni e sulle inadempienze della scuola.
Le conseguenze dei tagli
100 mila posti di lavoro sono moltissimi, 1/10 degli occupati nel mondo della scuola. La domanda è quindi quali saranno le conseguenze prevedibili di questo tsunami incombente. Ce lo racconta l’art. 70, che - fissando gli obiettivi - detta alcune norme attraverso le quali perseguirli. Per la prima volta si prevede di rimettere mano agli ordinamenti, in particolare della scuola secondaria di II grado, ma non solo. Cosa significa? Significa incidere sulla formazione delle classi, aumentando il rapporto tra alunni e insegnante (e arrivando a prevedere classi di oltre 30 alunni, letteralmente l’impossibilità di una reale relazione educativa, oltre a concretizzare un ambiente di lavoro per gli insegnanti e di apprendimento per gli alunni impraticabile); abbandonare i precari alla loro sorte, spesso dopo anni di sacrifici; minare ogni criterio di continuità didattica. Significa rivedere gli organici degli uffici tecnici; incidere sulla formazione delle cattedre: meno materie per meno ore; diminuire ulteriormente il numero di minuti che costituiscono l’ora di insegnamento. Significa intervenire su tempo pieno e tempo prolungato; significa, molto probabilmente, riportare in auge la proposta scellerata del maestro unico; che se solletica reminiscenze nostalgiche e memorie deamisiciane, scardina il criterio di collegialità su cui si basa l’esperienza più significativa del nostro sistema di istruzione, quella della scuola primaria; significa tagliare sugli insegnanti di sostegno, uno dei provvedimenti di civiltà di cui la scuola italiana dovrebbe andare fiera. «Considerando che in Italia si spende già meno del 2% del Pil rispetto agli altri paesi europei, è evidente che i risultati di queste decisioni disastrose saranno pagati dal Paese. Il taglio non sarà solo a ridurre le classi o i plessi, ma ci sarà un impoverimento degli ordinamenti, che si tradurrà in un impoverimento generale del funzionamento della scuola con riflessi estremamente negativi sulla sua qualità», afferma Enrico Panini, segretario nazionale della Flcgil. Questa è la soluzione che il centrodestra intende dare ai problemi dell’istruzione. Ma non finisce qui: la manovra economica presentata mercoledì prevede per la scuola, tra l’altro, un blocco del turn over più rigido, il licenziamento dei nemici giurati di Brunetta (gli ormai famosissimi fannulloni), l’abbattimento dei tassi di assenteismo, una maggiore autonomia della dirigenza scolastica, una modifica della contrattazione integrativa. Infine una curiosa contraddizione: l’obbligo per i collegi docenti di adottare esclusivamente libri disponibili nella versione cartacea e on line per abbattere il costo dei libri di testo; una prospettiva che non tiene conto, oltre che della mole di lavoro che promette di far cadere sulle scuole, anche dell’incultura tecnologica di cui la scuola italiana è vittima; un pre-giudizio che ha fatto sì che, alla mancanza di fondi da destinare ad attrezzare le scuole italiane con adeguata strumentazione, si sia sommato il disinteresse progressivo e rassegnato da parte di molti insegnanti. Una manovra "culturale" di aggiramento di un’urgenza - quella, realmente culturale - ineludibile.
Una soluzione, dunque, da "lacrime e sangue", che si va ad aggiungere al blocco di 560 milioni di euro nella spesa ordinaria della scuola, per effetto della "clausola di salvaguardia" prevista dalla Finanziaria 2007: significa incidere pesantemente sull’attività ordinaria delle singole scuole, con grave danno per l’offerta formativa e lo svolgimento delle attività annuali. Gli insegnanti, i nuovi poveri: su di loro un rigore "esemplare", punitivo e generalizzato, una mole di lavoro aggiuntivo e nessun incentivo economico. Ancora più povero il Paese, dove l’operazione di smantellamento della scuola pubblica procede implacabile a fronte di un potenziamento irragionevole (perché non pluralista e non democratico - oltre che non costituzionale -) della scuola privata.
Per la quale si continua a chiedere di stanziare fondi.
giovedì 12 giugno 2008
nessuna riforma della scuola, solo tagli
dal sito orizzontescuola:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article19366.html
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L'Italia è in difficoltà economiche e la scuola deve fare la sua parte, lo ha fatto intuire il "buon" Ministro Gelmini, continuando il discorso lasciato a metà dalla precedente legislatura. Dobbiamo pagare lo scotto di una congiuntura economica negativa, ma anche di una classe borghese inetta (vera emergenza) che vive soltanto grazie ai finanziamenti statali, vedi costruzioni di mega inceneritori cancerogeni o future centrali nucleari
Rivedere organici infanzia e turn-over
Già dalle prime notizie sul programma di questo governo si intuiva la volontà di far cadere una pesante mannaia e lo avevamo messo in evidenza nell'articolo "Ancora tagli all'orizzonte per la pubblica e finanziamenti per la privata" di giorno 29 maggio. Nell'articolo, che prendeva spunto da un pezzo del Messaggero, si parlava di rapporto alunni-docenti nella scuola primaria per il quale si prospetta una significativa contrazione a discapito dei docenti. Altra contrazione messa in evidenza era quella del turn-over. Infatti per la pubblica amministrazione si prospetta un rapporto di 1 a 5, una assunzione ogni 5 pensionamenti, che, se non potrà essere applicato tout court alla scuola, lascia intuire la politica sugli organici dei prossimi anni.
Finanziamenti alle private, risparmio statale
Anche i finanziamenti alle private possono essere inserite in un contesto di risparmio della spesa pubblica. In aiuto ci viene la redazione de "Il sussidiario" che, in un articolo segnalatoci, calcola in quasi 6 miliardi di euro il risparmio statale sull'istruzione grazie alla diminuzione degli alunni ad istruzione "gratuita". Poco importa la qualità di questa istruzione "non gratutita", e qui si cita il Potenfice che non ha chiesto meri finanziamenti, ma ha parlato di giovamento "alla qualità dell'insegnamento lo stimolante confronto tra centri formativi diversi suscitati, nel rispetto dei programmi ministeriali validi per tutti, da forze popolari multiple". E infatti gli studenti fuggono verso le scuole private per evitare i corsi di recupero, sicuramente alla ricerca dello stimolo di questi centri formativi suscitati da forze popolari multiple. Parliamo di emergenza educativa causata dalla scarsa qualità del servizio delle scuole private!
Rivisitazione delle classi di concorso e razionalizzazione
Lo slogan dell'aumento degli stipendi degli insegnanti non mi convince. Il segratario nazionale della Gilda chiede al Ministro di spiegare come reperirà i fondi per gli aumenti. Di Meglio è un po' distratto, poichè il Ministro ha già riferito, ad una giornalista del Tg3: "Penso ad una razionalizzazione della rete scolastica, penso ad una rivisitazione di quella che in gergo si definisce dei curricula, e quindi ad una riduzione del monte ore elevando però la qualità e i contenuti". Il Ministro pensa a rivisitare le classi di concorso e a ridurre le ore per materia, con conseguente riduzione degli organici. Il Ministro intende reperire tali fondi tagliando, caro Di Meglio, ammesso che tali fondi saranno poi utilizzati realmente per aumentare gli stipendi; tale "slogan" non è una novità.
200.000 posti in meno
A quanto ammonteranno questi tagli? Non lo sappiamo con certezza, circola soltanto qualche notizia di corridoio raccolta da Reginaldo Palermo, che in un articolo apparso su Tecnicadellascuola.it parla di "manovra finanziaria straordinaria che il ministro Tremonti sta mettendo a punto" e che riguarderà, relativamente alla scuola, di "una contrazione degli organici della scuola che non ha precedenti nelle misure fin qui adottate dai diversi Governi. Si parla di qualcosa come 200mila posti in meno nell’arco dell’intera legislatura (comprensivi però dei 47 mila posti già previsti dalla Finanziaria 2007 del Governo Prodi)"
Con buona pace dell'emergenza scuola
lunedì 9 giugno 2008
il governo Berlusconi e la scuola
La destra vuole privatizzare la scuola pubblica
di Marina Boscaino - L'Unità
L'Unità - lunedì 9 giugno 2008 - pag. 2
IL CASO - Alla Camera il ddl Aprea: gli istituti diventeranno fondazioni, gli albi per i docenti regionali, spariranno le Rsu
La destra vuole privatizzare la scuola pubblica
di Marina Boscaino
Come in un casalingo film horror - a volte tornano. Valentina Aprea, responsabile scuola di Forza Italia e presidente della Commissione Cultura della Camera, ha tirato fuori un disegno di legge molto simile a quello che era stato esaminato in commissione durante il precedente governo Berlusconi. In quella circostanza firmatari, assieme all’Aprea, erano stati Bondi, Bonaiuti, Adornato, Cicchitto. "Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti" è il titolo del ddl, che al momento è stato assegnato in sede referente alla VII commissione. Nel testo si concretizzano tutti i timori che una parte degli insegnanti aveva prima delle elezioni; e un’idea di scuola - e soprattutto una direzione di marcia verso una riforma della scuola - completamente opposte a quelle che avremmo auspicato.
Alcune dei mutamenti più significativi: le scuole verranno trasformate in fondazioni (ma ricordiamo che la proposta era già contenuta nel decreto Bersani del 2007). Per quanto riguarda gli organi collegiali, consigli di circolo e consigli di istituto spariranno, sostituiti da consigli di amministrazione, in cui saranno presenti anche "rappresentanti dell’ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola ed esperti esterni, scelti in ambito educativo, tecnico e gestionale". Per quanto riguarda i docenti, si configura un’ulteriore rivoluzione: saranno istituiti albi regionali; la carriera sarà articolata in tre livelli (iniziale, ordinario ed esperto); l’aumento stipendiale, oltre che dall’anzianità, sarà determinato dall’appartenenza al singolo livello e a selezioni interne. Si diventa docente ordinario con concorso per soli titoli; esperto con concorso per titoli ed esami. Ciascun istituto potrà bandire autonomamente concorsi per reclutare il personale docente: niente più maxi concorsi e graduatorie. La formazione iniziale dei docenti prevede la laurea magistrale abilitante e un anno di "inserimento formativo al lavoro" presso una scuola. Infine, spariranno le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e per i docenti verrà istituita una specifica area contrattuale.
Il silenzio di Mariastella Gelmini, probabilmente, non è sintomo di riflessività e di volontà di appropriarsi di una materia che le è del tutto sconosciuta. Il ministro è comunque intervenuto sulla questione dei debiti scolastici, con una nota ambigua, che lascia aperto il campo alle più diverse interpretazioni, che getterà le scuole in un ulteriore caos, nel caso facilmente ascrivibile, però, al ministro Fioroni, autore originario del provvedimento. Il silenzio è più ragionevolmente dovuto al fatto che nel ddl di Aprea si configurano le più rosee previsioni della proposta di legge, a firma della stessa Gelmini, del febbraio scorso. L’attacco dei "falchi" - Brunetta e Aprea - condito da una insperata, sovrabbondante dose di mercato e di liberismo d’assalto, rischia di far impallidire persino la proposta Gelmini. Che colomba non è, considerati i suoi trascorsi. Ma che attende che i colleghi panzer da sfondamento le spianino la strada per completare l’opera.
Se dovesse passare, il ddl di Valentina Aprea porterebbe una vera e propria rivoluzione nell’istruzione. In un senso che crea un esplicito e pericoloso accostamento tra scuola e azienda; in cui la concorrenza avrà una funzione fondamentale; in cui al principio della partecipazione si sostituisce quello del soddisfacimento di esigenze e bisogni individuali dell’ "utenza" (i genitori, più volte evocati); in cui la logica del profitto - sotto l’imprimatur dei termini "efficacia", "efficienza" e "modernità", buoni ormai per ogni stagione - si sostituisce alle logiche dell’art. 33 e 34 della Costituzione; in cui si sottolinea che la "sfida è quella di riallocare le risorse finanziarie destinate all’istruzione partendo dalla libertà di scelta delle famiglie, secondo i principi che le risorse seguono l’alunno ("fair founding follows the pupil"). Principio - ci ricorda l’Aprea - affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, ma che nel nostro Paese, si può starne certi, rappresenterà una risposta all’"emergenza educativa" denunciata da Benedetto XVI e alla conseguente richiesta di finanziamento delle scuole cattoliche. Attraverso l’abolizione dei concorsi pubblici, inoltre, ciascuna scuola potrà reclutare il personale, secondo criteri che violeranno principi di uguaglianza e di pari opportunità: la scuola - sotto la competenza regionale - darà carta bianca, come ampiamente previsto, ai principi secessionisti. Senza parlare del fatto che la regionalizzazione porterebbe all’assenza di docenti al Nord, a un esubero al Sud - con fondi minimali - oltre a violare il principio della libera circolazione dei lavoratori. E poi quel che il ddl inserisce sotto la dizione "stato giuridico degli insegnanti" (un problema reale, al quale pure sarà necessario mettere mano con modalità e intenti diversi) è sottoposto ad una serie di punti interrogativi, alee, arbitri. Pericolosissimi.