I. Le elezioni del Parlamento Europeo a Giugno del 2009 costituiscono un’opportunità per cambiare le fondamenta dell’Unione Europea (UE) e per aprire una nuova prospettiva per l’Europa.
Stiamo affrontando una crisi finanziaria, economica e sociale; una crisi del sistema intero. Essa amplifica e peggiora la crisi alimentare, energetica ed ecologica. Ogni giorno diventa più grande. Ovunque, nell’Unione Europea, lo shock è enorme. Questa crisi è causata dal capitalismo neoliberista globalizzato, principalmente dalla irresponsabilità delle élites economiche e politiche che hanno portato avanti questo capitalismo d’azzardo ma a pagarne il prezzo dovranno essere le persone. Tale crisi mette in pericolo la pace, la sicurezza internazionale e la coesistenza. Il mondo è stato condotto verso questa crisi globale dalla politica egemonica degli Stati Uniti ed in parti-colar modo dall’amministrazione Bush.
Oggi, appare chiaro, ancora una volta, il fallimento della globalizzazione neoliberista che ha massimizzato i profitti dei principali attori del mercato finanziario su scala mondiale al di fuori di ogni intervento o controllo statale. La politica, lo stato e la società intera sono subordinati ai mercati finanziari privi di controllo. Il risultato è chiaro: mancanza di democrazia e fine dello stato sociale.
La politica dei bassi salari e del lavoro precario, quale conseguenza delle misure deflazionistiche applicate dai governi dei paesi sviluppati, hanno messo a repentaglio il sistema finanziario e creditizio.
I governi, le istituzioni dell’Unione Europea e gli organismi economici mondiali come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il WTO hanno imposto privatizzazione e deregolamentazione.
Il risultato è la messa in discussione delle fondamenta neoliberiste dei trattati dell’Unione Europea, nello specifico l’insistenza su “un’economia di mercato aperta alla libera competitività”: l’assenza di controllo sulla libera circolazione del capitale, la liberalizzazione dei servizi pubblici, lo status e la missione della Banca Centrale Europea.
La natura storica di questa crisi che colpisce il cuore del capitalismo ci sfida a contribuire alla resistenza delle persone e ad aprire una prospettiva di cambiamento in Europa. Il Partito della Sinistra Europea ritiene che la strada per venire fuori da questa crisi si possa trovare soltanto se si lotta per un‘Europa democratica e sociale: una Europa dei popoli e non delle banche.
Questa crisi è anche politica. Il NO irlandese, francese e olandese ai Trattati di Lisbona e della Costituzione Europea hanno dimostrato che un numero crescente di persone in Europa non sono d’accordo con le politiche anti-democratiche e anti-sociali dell’Unione Europea. Esse ritengono che questa Unione Europea sia una costruzione troppo lontana e di difficile comprensione che non le riguarda, che ignora le loro speranze e gli aspetti concreti della loro vita.
Ribadiamo il nostro NO al Trattato di Lisbona. L’espressione democratica della volontà della gente deve essere rispettata all’interno di un nuovo processo democratico fondato sulla partecipazione dei popoli, dei parlamenti nazionali e del parlamento europeo. La partecipazione democratica e dei poteri dei parlamenti deve essere rafforzata attraverso norme come quella sulla presentazione di petizioni popolari, sull’ampliamento della codecisione e sul rapporto con i parlamenti nazionali e il parlamento europeo. I cittadini e le cittadine dell’Unione Europea devono discutere e decidere un’alternativa al Trattato di Lisbona.
L’Unione Europea continua ad interferire nella vita delle persone in Europa. 15 anni dopo il Trattato di Maastricht gli orientamenti neoliberisti continuano a prevalere: le condizioni di vita e le condizioni lavorative della maggioranza della popolazione europea sono rapidamente peggiora-te; orari di lavoro più lunghi, salari insufficienti, aumento della durata della vita lavorativa, aumento della disoccupazione giovanile e della disoccupazione a lungo termine, lavori brevi, impieghi temporanei e stage non retribuiti costituiscono una scandalosa realtà. I servizi pubblici vengono utilizzati per fare profitti. A questi elementi si accompagnano la pressione psicologica e fisica, le malattie, la paura, la perdita di solidarietà e la violenza contro i più deboli. La situazione dei migranti nell’Unione Europea e nei suoi Stati Membri, così come la politica sull’immigrazione dell’UE riflettono in modo drammatico la condizione sopra descritta. D’altra parte, i profitti sono aumentati vertiginosamente: i manager ricevono stipendi astronomici, anche se il loro agire ha delle conseguenze negative. I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.
In merito ai recenti eventi successi in Europa, come il conflitto del Caucaso, gli sviluppi in Kossovo, i trattati bilaterali con gli Stati Uniti relativi all’installazione delle basi militari statunitensi nell’Europa dell’Est e il riarmo in corso, è importante per l’UE rispettare il diritto internazionale e trovare soluzioni politiche a tutte le crisi.
La militarizzazione della politica estera dell’Unione Europea vincolata alla NATO deve essere sostituita da un concetto alternativo di sicurezza, fondato sulla pace, il dialogo e la cooperazione internazionale.
Molte sono le persone deluse, frustrate o che fuggono dalle politiche europee. Ma molti sono anche quelli che lottano per il proprio lavoro e per la sicurezza sociale, per i servizi pubblici e per il diritto a partecipare al processo politico decisionale. Combattono per i loro diritti politici, sociali e individuali, per il rispetto dei diritti umani di tutte le persone che abitano l’Unione Europea. La migrazione e l’asilo sono divenute questioni centrali della lotta politica. Le persone si battono per l’eguaglianza di genere e per la democrazia, per la giustizia e per il diritto di tutte e tutti a vivere in dignità e solidarietà l’una con l’altra.
Mai come ora l’Unione Europea si trova di fronte a un bivio:
• O l’UE continua l’attuale politica capitalista che non fa che approfondire la sua crisi finanziaria, securitaria, alimentare ed energetica;
• O l’UE si trasforma in un’area di sviluppo sostenibile e giustizia sociale, di pace e cooperazione mutua, di eguaglianza tra uomini e donne; di partecipazione democratica e solidarietà, dove antifascismo, antirazzismo, libertà civili e diritti umani costituiscano una pratica comune.
La decisione è riposta nelle mani delle persone. Per superare la rassegnazione o l’astensionismo noi diciamo: una alternativa esiste. Le politiche, siano esse a livello nazionale o europeo, devono e possono essere cambiate.
La Sinistra Europea, vuole che questa Europa sia una Europa civile e di pace, la cui economia sia socialmente ed economicamente sostenibile, che sia femminista e si sviluppi sulla base della democrazia e della solidarietà. Ciò necessita di una nuova sinergia tra le forze politiche e sociali. Ciò ha bisogno di idee, di iniziative e di un lavoro costante degli attori politici e delle forze democratiche, dei sindacati, dei movimenti sociali e dei rappresentati della società civile. Le alternative sono possibili – attraverso una lotta comune sia nelle strade che nei parlamenti.
Noi ci uniamo alla lotta del movimento pacifista e contro la Guerra, al movimento No Global per un'altra globalizzazione, a tutti coloro che resistono alla precarizzazione della vita, alle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici, dei giovani e delle donne.
Abbiamo cooperato con successo assieme ai rappresentati di altri partiti socialisti, comunisti e della sinistra verde nordica all’interno del gruppo GUE/NGL al Parlamento Europeo. Il carattere pluralistico di questo gruppo ha arricchito il potere creativo dell’opposizione di sinistra tra il 2004 ed il 2009. Vogliamo sviluppare ulteriormente questa esperienza nel neo eletto parlamento europeo.
Proprio di fronte alle crisi in corso, la Sinistra Europea, è chiamata a esercitare un ruolo sempre più efficace, nella sua capacità di azione politica comune contro l’egemonia politica e culturale della destra.
Le politiche neoliberiste nell’Unione Europea sono state rese possibili, tra le altre cose, anche grazie a una sorta di grande coalizione tra i partiti delle forze conservatrici europee e i partiti dei socialisti europei. Tale consenso costituisce una delle ragioni della crisi politica della costruzione europea e genera grandi contraddizioni all’interno dei partiti socialdemocratici.
La Sinistra Europea compete con i partiti conservatori, liberali, socialdemocratici e verdi negli Stati Membri e con i corrispettivi partiti politici in ambito europeo che aderiscono alla logica delle politiche in corso, per un cambiamento e per la riconquista di uno spazio politico in Europa.
La Sinistra Europea conferma la sua lotta contro ogni tentativo da parte dell’estrema destra e dei partiti populisti di allargare la loro influenza in Europa.
II. Superare la crisi: le persone prima dei profitti
Per un’economia sociale ed ecologica in Europa
La crisi richiede una risposta coordinata a livello europeo e internazionale.
La Sinistra Europea è a favore di una politica fondata sullo sviluppo economico e sociale, sulla protezione dell’ambiente e volta al raggiungimento della coesione sociale ed economica come base della giustizia sociale. Contrari alla Strategia di Lisbona lottiamo per una strategia fondata sui valori della solidarietà e della cooperazione, della piena occupazione e di una relazione razionale con la natura. Ciò è possibile solo cambiando le regole esistenti del sistema economico e finanziario internazionale.
Affrontare le radici della crisi finanziaria, con le sue conseguenze economiche e sociali, significa occuparsi dell’aumento delle sue drastiche conseguenze, che è in contraddizione con la promozione delle capacità umane e di uno sviluppo veramente sostenibile.
E’ necessario rifondare l’Unione Europea sulla base di nuovi parametri: capacità di concentrazione su persone e diritti prima che sui profitti.
Sottolineiamo che i lavoratori e le lavoratrici non devono pagare la crisi mentre le banche e la finanza vengono salvate. La logica sottostante ai piani del G7, come per l’Unione Europea, sono la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite.
Anche l’attuale legislatura consente di spendere per piani di investimento capaci di garantire l’impiego, di sostenere l’economia reale e la ristrutturazione ecologica dell’economia.
Per quanto riguarda la finanza, la crisi ha reso evidente il ruolo determinante assunto dal credito. Il credito deve essere re-indirizzato verso l’economia reale e le collettività, per l’occupazione, le priorità sociali ed ambientali, dalle città alle regioni fino ad arrivare al sistema della Banca Centra-le Europea. Per mettere in pratica un tale ri-orientamento del credito e della moneta, siamo a favore di un controllo pubblico e sociale sul sistema finanziario e bancario. Stiamo dalla parte dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e delle loro organizzazioni, così come degli eletti che devono essere messi nella condizione di controllare l’utilizzo fatto dei crediti e dei sussidi.
Noi critichiamo gli obiettivi e le politiche specifiche della Banca Centrale Europea; la sua assoluta indipendenza da ogni forma di indirizzo politico; la mancanza di trasparenza delle sue decisioni e azioni. Sottolineiamo l’impellente bisogno che le sue politiche monetarie rispondano agli obiettivi di una nuova crescita economica e occupazionale che sono prioritarie rispetto al mantenimento dell’inflazione.
Il ruolo della Banca Centrale Europea (BCE) deve essere cambiato in linea con i criteri dell’impiego e dello sviluppo sociale ed ecologico attraverso una diminuzione selettiva delle sue rate d’interesse. La BCE deve essere sottoposta a controllo pubblico e democratico. Il suo statuto deve essere modificato. Il Patto di Crescita e Stabilità deve essere sostituito da un nuovo patto a favore della crescita, della piena occupazione, della protezione sociale e ambientale.
Dobbiamo tassare le transazioni finanziarie e i profitti in Europa e abolire i paradisi fiscali. E’ inoltre necessario stabilire una tassazione dei capitali speculativi per poter dare vita a un fondo Europeo.
La Tobin Tax può essere lo strumento per finanziarie iniziative industriale innovative nei settori indicati dalle agenzie internazionale delle Nazioni Unite e volte a ridurre l’emissioni globali e a far crescere i posti di lavoro. Questo fondo europeo dovrà essere sottoposto alle linee guida e ai programmi del Parlamento Europeo: una sorta di New Deal verde del parlamento stesso.
I movimenti di capitale, in particolare i profitti, che non sono direttamente legati agli investimenti e al commercio, devono essere soggetti a controllo e tassazione.
I beni comuni e i settori strategici dell’economia, compreso il sistema finanziario e creditizio, de-vono essere socializzati (nazionalizzati) mentre c’è il bisogno di ricostruire uno stato sociale ge-nerale su scala europea. La privatizzazione dei servizi pubblici deve essere invertita. Abbiamo bisogno di aumentare salari e redditi. Abbiamo bisogno di armonizzare il sistema finanziario eu-ropeo, fondato sul principio della progressività delle imposte.
In accordo con i nuovi diritti e poteri di impiegati e cittadini, dovrebbe essere loro permesso di rompere il monopolio dell’informazione strategica e delle decisioni dei principali attori del mercato così come che essi attuino una reale abdicazione del potere politico. La democrazia deve comin-ciare dal coinvolgimento dei cittadini stessi e deve essere estesa a ogni sfera della vita sociale.
L’attuale politica salariale, il dumping ambientale e sociale dovrebbero essere sostituiti da stan-dard europei sostenibili in grado di prevenire la povertà. Le sentenze della Corte Europea di Giu-stizia costituiscono un forte attacco ai contratti collettivi e alle regolamentazioni in materia di lavo-ro, noi sottolineiamo l’esigenza di rafforzare i contratti collettivi ed i diritti dei lavoratori e delle la-voratrici. Rigettiamo la direttiva dell’UE che estende l’orario di lavoro oltre le 65 ore settimanali permettendo una totale flessibilità e aumento dell’individualizzazione del lavoro. Crediamo che le regolamentazioni sull’orario di lavoro debbano ammettere un massimo di 40 ore settimanali. Tale punto per noi risulta essenziale. Le regolamentazioni nazionali migliori dovrebbero essere pre-servate. Chiediamo un salario minimo europeo che rappresenti almeno il 60% della media dei salari nazionali e che non metta a rischio i contratti collettivi.
Un reddito minimo per i disoccupati, così come una pensione minima vincolata al salario minimo e automaticamente aggiustata all’evoluzione dei prezzi è necessaria per garantire una vita digni-tosa. Età pensionabili flessibili dovrebbero essere garantite, prendendo in considerazione le at-tuali regolamentazioni vigenti negli Stati Membri dell’Unione Europea.
Chiediamo un rafforzamento dei diritti lavorativi dei migranti affinché possano lavorare ovunque essi abitino in Europa. Una legge sulle migrazioni dovrebbe concentrarsi sugli interessi dei mi-granti e non sugli interessi delle aziende che cercano lavoro a basso costo obbligando milioni di migranti a lavorare nel mercato nero. Rigettiamo qualsiasi regolamentazione o direttiva nell’UE e nei suoi Stati Membri che imponga l’espulsione. Ciò di cui si ha bisogno è una regolamentazione e un permesso di lavoro per la ricerca di impiego.
Rigettiamo il concetto di “Flexicurity” della Strategia di Lisbona. Le nostre priorità sono i passi contro la povertà, la marginalizzazione sociale e la precarietà, per una piena occupazione regola-re, per un aumento dei salari, dei sussidi sociali e pensionistici. Le tasse devono essere aumen-tate sia sui redditi che sul capitale, permettendo in questo modo una re-distribuzione dall’alto ver-so il basso.
L’educazione, la tutela dei bambini e degli adolescenti, le malattie e la terza età, sanità, riforni-menti d’acqua e dispositivi di fognatura, rifornimenti di energia, trasporto pubblico, servizi postali, sport di massa e cultura non sono beni commerciali ma servizi pubblici che appartengono alla responsabilità dello stato. Per questo, non devono essere soggetti alla competitività al ribasso dei costi per l’ottenimento di maggiori profitti. Non vogliamo servizi pubblici e beni privatizzati ma una inversione di tendenza o riconversione in proprietà pubblica. Siamo a favore di servizi pubblici forti e di aziende controllate pubblicamente, di maggiori investimenti nel settore educativo, infer-mieristico e della sanità, dei trasporti pubblici, dello sport e della cultura.
Per noi le questioni climatiche e sociali sono correlate. Per questo motivo l’attuale crisi finanziaria ed economica non può essere scissa dalle sfide poste dal cambiamento climatico e all’esigenza di modificare il nostro modello produttivo e consumistico. Siamo a favore di uno sviluppo imme-diato e consistente di un nuovo trattato internazionale in accordo con il 4° Report prodotto dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico e aderiamo al piano di azione dell’UE 2007-2009. Chiediamo una piena implementazione degli obblighi firmati e promessi dall’UE in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche. I seguenti compromessi costituiscono i punti minimi da applicare per poter realizzare gli impegni già assunti:
• Ridurre le emissioni globali del 30% entro il 2020 sulla base dei livelli del 1990 e di alme-no l’80% entro il 2050.
• Aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili di almeno il 25% entro 2020
• Ridurre il consumo totale di energia primaria del 25% entro il 2020 e aumentare l’efficienza energetica del 2% annualmente includendo un limite al consumo pro capite.
• Introdurre l’obbligo di efficienza per l’industria e per i produttori di beni ad alto consumo di energia.
• Limitare il quadro dei sussidi della UE conseguentemente al settore dell’efficienza ener-getica e delle energie rinnovabili.
Siamo contro la riduzione del protocollo di Kyoto ad un sistema di mercato delle quote di emis-sione. Occorre invece, per arrivare alla stipula di Kyoto 2 una nuova strategia complessiva che consenta di ridurre le emissioni rendendo più equo e sobrio lo sviluppo. E’ necessario un nuovo paradigma fondato non sulla competizione, ma sulla cooperazione, a partire dal trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo, dal finanziamento delle tecnologie pulite e dalle politiche di aggiustamento dei cambiamenti climatici.
L’acqua è un bene universale e l’accesso ad essa deve essere garantito e inteso come diritto umano.
La protezione della natura e lo sviluppo di risorse rinnovabili, la trasformazione dei nostri pae-saggi, così come la sicurezza del fabbisogno alimentare sono sfide esistenziali. Chiediamo che ci sia un accordo per il raggiungimento degli standard ambientali più alti all’interno dell’Unione Eu-ropea per contribuire a salvare la biodiversità per le generazioni future (passi concreti per la ridu-zione di rifiuti, protezione delle acque, politiche di prevenzione della desertificazione e ripopola-mento verde, ecc, tutto ciò deve essere incorporato nelle strategie e nelle politiche, in particolare nei settori agricoli, e di protezione energetica e climatica).
Siamo schierati a favore di una revisione sostanziale della Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea. Essa deve essere orientata al diritto di tutti i popoli, ovunque nel mondo, di poter decidere sulle rispettive politiche agricole per conto proprio nel pieno rispetto dell’ambiente
Ci opponiamo a qualsiasi riforma della Politica Agricola Comune dell’UE che sfidi le politiche a-gricole pubbliche. Chiediamo che l’agricoltura non sia argomento dei negoziati del WTO e ci op-poniamo al fatto che l’agricoltura diventi sempre di più terreno di gioco per gli attori neo-liberali e per le misure di liberalizzazione a livello mondiale. Sosteniamo la richiesta a favore della sovrani-tà alimentare.
Ciò significa dare priorità alla produzione agricola locale, alla qualità degli alimenti e alla non re-strizione dell’immissione dei prodotti nel mercato mondiale. L’accesso alla terra, ai semi, all’acqua e ai crediti deve essere regolato da una vera riforma della terra in Europa e in altri con-tinenti.
Chiediamo una politica di sviluppo rurale complessiva: lo sviluppo di una produzione agricola e l’opportunità di posti di lavoro dovrebbero costituire i criteri centrali dello sviluppo delle campa-gne, con l’applicazione di politiche settoriali specifiche, sostegno alla biodiversità agricola e ai posti di lavoro nel settore rurale, specialmente per giovani e donne. I sussidi dovrebbero essere elargiti sulla base di criteri economici, sociali e ambientali e non sulla base del profitto dei grandi produttori di alcuni settori. Partendo da questo punto la distribuzione del bilancio della PAC deve essere re-indirizzato, in particolare, al bisogno delle aree rurali.
L’agricoltura del 21esimo secolo deve avere un carattere multifunzionale: la protezione del mate-riale moltiplicativo delle piante, garanzia del diritto dei contadini ad avere i propri semi, applicare i programmi di sviluppo dell’agricoltura organica e al bestiame, proibire l’uso di organismi geneti-camente modificati (OGM) nella produzione di alimenti e di derrate alimentari, difendere e valo-rizzare la denominazione di origine anche nei mercati non europei.
III. Una Europa di pace e cooperazione
Sul suolo europeo nessuna guerra deve poter nascere. Consideriamo la guerra e la militarizza-zione strumenti non politici e vogliamo una strategia che garantisca la sicurezza per tutte e tutti.
Il disarmo e la riconversione delle industrie militari sono compiti prioritari. Lavoriamo per una sen-sibilizzazione contro il riarmo previsto dal Trattato di Lisbona, non solo per via delle armi letali e di distruzione della natura, ma anche perché sottrae fondi allo sviluppo economico, sociale ed ecologico. L’Agenzia di Difesa della UE dovrebbe essere sostituita da una Agenzia di Disarmo il cui compito dovrebbe essere quello di fermare la corsa al riarmo, la proliferazione ed il possesso di armi di distruzioni di massa così come la militarizzazione dello spazio e degli oceani in base agli accordi relativi al disarmo.
I conflitti emergenti nel continente europeo – in particolare dopo il rifiuto dei governi nel 1990 di ripensare la cooperazione tra gli stati europei su una base giusta ed egualitaria– hanno eviden-ziato la necessità di creare un nuovo sistema collettivo di sicurezza nel continente europeo. Da una crisi regionale a una situazione di guerra, il conflitto del Caucaso nell’Agosto del 2008 è sfo-ciato in una crisi internazionale che ha coinvolto gli Stati Uniti e ha richiamato l’UE e la popola-zione europea alle proprie responsabilità, ovvero la negoziazione di una soluzione politica. Resta un nodo centrale il pericolo che tali conflitti comportano, il rischio che essi si espandano in altre regioni europee. Al tempo stesso, il dispiegamento delle forze NATO in Afghanistan e la crescen-te richiesta da parte degli Stati Uniti di aumentare la partecipazione europea mostra il fallimento dell’intervento militare condotto dall’amministrazione Bush. Dimostra la crescente contraddizione tra gli interessi europei per la sicurezza e la strategia di intervento militare e di espansione della NATO.
La Sinistra Europea riafferma la sua richiesta di dissoluzione della NATO. Ci opponiamo alla logi-ca dei blocchi militari, compresi i tentativi e le politiche volte alla creazione di strutture militari europee.
Ora più che mai, la sicurezza in Europa deve fondarsi sui principi della pace e la sicurezza, del disarmo e della impossibilità di effettuare attacchi offensivi, sulla soluzione politica e civile dei conflitti, all’interno del sistema OSCE, in conformità al diritto internazionale e ai principi di Nazioni Unite riformate e democraticizzate. Un siffatto sistema europeo collettivo e cooperativo deve garantire la sicurezza e l’accesso incondizionato ai rifornimenti energetici, all’ambiente, ai diritti umani, ecc
Va sottolineato il ruolo negativo, politico e non solo militare, che la NATO svolge in conformità con gli interessi USA in Europa. Anche dopo la caduta dei due blocchi contrapposti Est-Ovest, la NATO è rimasta e si è sviluppata sempre di più come uno strumento funzionale delle amministra-zioni statunitensi per le sue strategie egemoniche. L’allargamento della NATO ad Est risponde a questa logica.
Gli stessi accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e diversi paesi europei, quale quello con l’Italia per la base militare statunitense di Vicenza, quello con la Polonia e la Repubblica Ceca per il dispie-gamento dei sistemi di difesa missilistici e quelli con la Bulgaria e la Romania sulle nuove basi non solo rappresentano una minaccia per la sovranità dell’Europa, ma crea un rischio reale di apertura di una nuova fase di scontro in Europa.
Il ritiro delle truppe NATO e della coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti dall’Iraq e l’Afghanistan costituisce un passo necessario all’interno del processo politico per la dissoluzione della NATO. La comunità internazionale così come l’Unione Europea devono sostenere la popo-lazione afgana nella ricerca di una soluzione politica e di modalità non-militari sulla base del ri-spetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Quali ulteriori misure chiediamo inoltre la chiu-sura di tutte le basi NATO e USA in Europa. Siamo contrari alle istallazioni USA (o anche euro-pee) di satelliti di difesa con dispiegamenti europei o non-europei e sosteniamo pienamente i cit-tadini e le cittadine della Repubblica Ceca, della Polonia, della Bulgaria e della Romania che combattono contro di essi. Rigettiamo ogni utilizzo militare del sistema europeo Galileo.
Le politiche di sviluppo e di commercio dell’UE devono essere coerenti con gli Obiettivi di Svilup-po del Millennio e allinearsi al principio di eguaglianza tra tutti paesi. Gli accordi europei di parte-nariato bilaterali sono la strada sbagliata. La politica commerciale internazionale dell’Unione Eu-ropea deve essere in grado di fornire risposte adeguate per la risoluzione dei problemi globali sociali ed ecologici. Essa deve combattere la povertà in aumento e le ineguaglianze concentran-dosi sulla cooperazione allo sviluppo – si deve assolutamente porre fine all’uso improprio della cooperazione allo sviluppo che permettere di continuare relazioni di natura coloniale, che sosten-gono una sola delle parti, quella delle industrie d’esportazione che favoriscono le grandi aziende europee o che vengono utilizzate come strumento geopolitico. Vogliamo porre un divieto alla tra-sformazione del cibo in carburante. Chiediamo la cancellazione del debito dei paesi più poveri nel mondo e la revisione dei programmi di aggiustamento strutturali della Banca Mondiale e del Fon-do Monetario Internazionale.
Sosteniamo l’ulteriore sviluppo della cooperazione Mediterranea. Essa è la chiave per raggiunge-re la pace e la sicurezza in Medio Oriente. Il processo di Barcellona è in crisi. Trasformare tale processo in un’Unione Mediterranea più istituzionalizzata ha bisogno della partecipazione attiva di tutte le forze politiche e delle società civili dei paesi coinvolti. Un processo democratico e tra-sparente in grado di ridare vita ai rapporti tra tutti i paesi della regione e l’UE è l’unico modo per evitare che questo ambizioso progetto politico si trasformi in una struttura politica di ineguaglianza.
Un Mediterraneo di pace stabile e durevole è impossibile se non si risolve il conflitto in Medio O-riente. Prerequisito essenziale in questo senso è il riconoscimento e la realizzazione del diritto della popolazione palestinese ad avere uno stato indipendente e sostenibile, a fianco dello Stato di Israele – in cui tutti e tutte godano di eguali diritti e abitino pacificamente. La Sinistra Europea richiede che l’Unione Europea e i suoi Stati Membri si mobilitino in questa direzione facendo il possibile per porre immediatamente fine alle violenze in corso e alla violazione sistematica della legalità internazionale. Inoltre: l’Europa ha bisogno di emanciparsi dal piano del “Grande Medio Oriente” degli USA, di impegnarsi attivamente per la fine dell’occupazione militare dei territori pa-lestinesi, per la rimozione del Muro e per il pieno compimento di tutte le risoluzioni ONU relative. L’UE deve intraprendere più passi politici per richiedere il sostegno dei paesi arabi nella regione e per stimolare la crescente consapevolezza delle società civili per lavorare a una politica attiva di risoluzione dei conflitti. La Sinistra Europea rifiuta il corso intrapreso dalle politiche di scontro USA e UE nei confronti dell’Iran – in particolare per ciò che riguarda la soluzione del conflitto sull’utilizzo dell’energia nucleare e chiede negoziati politici rigorosi; la Sinistra Europea esprime la sua solidarietà alle forze politiche e sociali a favore della attuazione e protezione dei diritti umani in Iran.
La Sinistra Europea sottolinea il proprio impegno per un processo di sicurezza e cooperazione tra tutti gli Stati del Mediterraneo e delle regioni Medio Orientali, compreso il diritto della popolazione Sahrawi all’auto-determinazione sulla base delle esistenti Risoluzioni dell’ONU 1754 e 1783.
La Turchia deve rispettare e garantire in modo legalmente vincolante i diritti politici e umani di tutte le persone che abitano il paese, comprese le minoranze. Deve portare avanti riforme legali e sociali in accordo con la regola di diritto per aprire un cammino democratico e pacifico per tutti i cittadini Kurdi – trovando una soluzione politica della questione Kurda.
La mobilitazione significativa sul problema di Cipro e il cambio di clima avvenuto dopo le elezioni di Dimitris Christofias alla presidenza della Repubblica apre nuove prospettive di speranza in me-rito agli sforzi di riunificazione dell’isola. La condotta dei negoziati ufficiali tra i leader delle due comunità sotto gli auspici delle Nazioni Unite dovrebbe portare a una soluzione federale con due zone e due comuni eguagli politicamente, così come dichiarato dalle risoluzioni delle Nazioni Uni-te, e sulla base di accordi di alto livello fondati sul diritto internazionale ed europeo.
La Sinistra Europea favorisce la creazione delle condizioni politiche ed economiche per una coe-sistenza pacifica tra le popolazioni e gli Stati europei: l’Europa ha bisogno di uno spazio econo-mico e sociale che non esclude nessun paese europeo e che è basato su un variegato sistema di accordi bi e multilaterali. La Sinistra Europea è a favore di un ulteriore allargamento dell’Unione Europea per una struttura europea complessiva stabile che superi le attuali divisioni politiche ed economiche in Europa. Per questo la Sinistra Europea sostiene in particolar modo la preserva-zione della governance democratica, la protezione e implementazione dei diritti umani per tutte le persone nella loro vita quotidiana, rispetto e protezione delle minoranze e lo stato di diritto come prerequisiti importanti per i negoziati con i paesi candidati all’Unione Europea. L’Unione Europea stessa deve essere pronta politicamente ed economicamente a ulteriori passi di allargamento.
La Sinistra Europea richiede l’implementazione delle nuove politiche di vicinato fondate sull’eguaglianza, in particolare in merito ai paesi CIS (Comunità degli Stati Indipendenti) e agli stati dell’area dei Balcani occidentali.
IV. Una Europa democratica ed eguale.
La ricostruzione democratica dell’Europa resta ad oggi un compito prioritario.
Tutti gli esseri umani che abitano negli Stati Membri dell’Unione Europea hanno il diritto di parte-cipare alla costruzione dell’UE e del suo futuro sviluppo, a prescindere se essi ci siano nati o meno. L’Unione Europea deve aprirsi alla partecipazione democratica di tutte le persone o non avrà alcun futuro.
Vogliamo un rafforzamento dei diritti individuali e delle libertà così come dei i diritti politici e sociali fondamentali di tutte le persone che abitano nell’UE. La Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE deve diventare legalmente vincolante oltre ad essere ulteriormente sviluppata. L’UE dovrebbe sottoscrivere la Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fonda-mentali. La Sinistra Europea intende garantire la piena parità tra donne e uomini in tutti gli aspetti della vita. L’Unione Europea deve proteggere e promuovere i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale e identità di genere, di religione, ideologica, disabile o di età. Chiediamo il rispetto dei diritti di tutte le minoranze e azioni consistenti contro il razzismo, la xenofobia, l’ultra-nazionalismo, lo sciovinismo, il fascismo, l’anti-comunismo, l’omofobia e tutte le altre forme di discriminazione.
L’Europa che vogliamo ha bisogno della democratizzazione dell’economia. Coalizione, co-determinazione e diritti di sciopero devono essere applicati in modo transfrontaliero. Ripudiamo la subordinazione degli standard sociali e sindacali alle libertà fondamentali del singolo mercato così come regolato dalla Corte Europea di Giustizia. Al contrario: i diritti e le opportunità dei la-voratori e delle lavoratrici di poter partecipare alle decisioni manageriali, per esempio sull’investimento o regolamentazione della produzione deve essere allargato e fissato per legge.
La Sinistra Europea è a favore di una politica culturale dell’UE basata sul dialogo interculturale e l’educazione. Resiste contro l’illimitata liberalizzazione dei servizi culturali. Vogliamo che il dialo-go tra le culture diventi un principio politico pacifista a livello europeo e locale. Sosteniamo la Convenzione UNESCO sulla Protezione e Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali, in cui la preservazione e la promozione della diversità delle culture regionali sono vincolate al di-ritto internazionale.
Chiediamo inoltre una politica trasparente sui media. Le fonti della produttività economica, dell’egemonia culturale e politica così come il potere militare stanno dipendendo sempre di più dalla produzione, dallo stoccaggio e dalla conversione dell’informazione e la conoscenza. Per questo l’accesso alle informazioni delle società e le loro acquisizioni sono questioni essenziali per la partecipazione democratica sia a livello nazionale che europeo. Inoltre la democratizzazione della produzione, il trattamento e l’appropriazione dell’informazione e della conoscenza è un pas-so inevitabile per sfidare il capitalismo digitale. Siamo a favore delle strutture democratiche dei servizi mediatici pubblici, attraverso accessi facili e a basso costo alle pratiche culturali moderne come internet, codici gratuiti e programmazioni senza l’uso illegale dei social networks e dei dati personali.
E’ importante invertire il Processo di Bologna, la subordinazione della scuola, dell’università e della ricerca agli interessi delle industrie private, i produttori di profitto del libero mercato. L’educazione è un diritto umano. Deve essere inteso come processo aperto che ci renderà in grado di costruire le sfide democratiche del futuro, accessibili a tutte e a tutti.
Bisogna disegnare per la scuola pubblica europea un profilo saldamente ancorato ai principi e ai riferimenti valoriali che definiscono i tratti essenziali della cultura europea. La scuola deve perciò essere, in tutti gli stati membri, luogo di incontro e di libero confronto tra le culture che convivono in una società sempre più multiculturale e multireligiosa, come premessa necessaria allo sviluppo di una autentica educazione alla pace. Così come l’università deve essere messa in condizione di svolgere il suo ruolo preminente di formazione culturale e scientifica svincolata dalle logiche mercantili.
Per rivendicare lo spazio politico dell’Unione Europea per tutti i popoli che vi abitano il Parlamen-to Europeo deve poter assumere il potere di iniziativa legislativa. La partecipazione diretta nei processi decisionali europei, come l’Agora dei Cittadini introdotto dal Parlamento Europeo, inclusi i referendum a livello nazionale ed europeo sulle decisioni relative alle pietre miliari della stessa UE deve essere possibile. Le istituzioni europee (Consiglio, Commissione e Parlamento) devono essere aperte alla partecipazione delle società civili, che dovrebbero avere la possibilità di eserci-tare un controllo sulle loro decisioni. Le misure anti-terrorismo europee e le rispettive leggi che le regolano devono essere abbandonate. Vogliamo l’abolizione della lista anti-terrorismo della UE che limita le nostre libertà.
Vogliamo un’ Europa cosmopolita aperta alle migrazioni. Non vogliamo una fortezza Europa che rifiuta le persone bisognose. Una politica comune europea sulle migrazioni e i richiedenti asilo in accordo con la Convenzione di Ginevra è necessaria. Le persone che fuggono dalle persecuzioni a causa dei loro impegni politici, ideologici, religiosi o di orientamento sessuale devono trovare protezione ed asilo in Europa. Chiediamo il riconoscimento delle persecuzioni basate sul genere e di carattere non-governativo quali ragioni per richiedere asilo e chiediamo una protezione spe-cifica per i bambini rifugiati. Per questo, rifiutiamo l’attuale sistema FRONTEX di controllo delle frontiere e chiediamo l’annullamento dei piani relativi alla realizzazione e implementazione della “Direttiva del Ritorno”. I centri di detenzione devono essere chiusi.
Noi, i partiti della Sinistra Europea, portiamo avanti una mobilitazione comune nei nostri paesi per raggiungere questi obiettivi nel percorso verso le elezioni del Parlamento Europeo del 2009. Vogliamo un gruppo parlamentare forte in grado di cambiare l’Europa. Ogni voto per un candida-to o una candidata della Sinistra Europea è un voto per un’Europa di pace, sociale, ecologica, democratica e femminista che vive in solidarietà!
Cogli la tua occasione, cambia l’Europa ora!